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*loading* viandantiSono passati
Durante il viaggio il cavaliere non mi rivolse mai la parola una volta... Tranne che per scusarsi dei suoi silenzi.
Sapevo che era quantomeno egoista da parte mia pensarlo, ma mi scocciava un po', avendone la possibilità, non conoscerlo meglio... In fondo, era colui che mi aveva strappato il mio prezioso primo bacio. Celai comunque il malcontento dietro ad un sorriso di comprensione per la sua situazione... d'altra parte, era appena morta una persona che lui doveva proteggere!
Eppure quella sensazione non mi abbandonò, fino a quando giungemmo nei pressi della foresta da noi già precedentemente esplorata.
Proprio come allora, nuovamente ci vennero incontro i briganti. Ma quando Elares fece loro vedere le medicine da lei portate per curare i loro malati, ci fecero avanzare senza problemi.
Quando giungemmo al cospetto della grande grotta loro rifugio, riconoscemmo tra di loro il capo gruppo.
Portai loro un po' di provviste, ricordandomi il loro disagio sapendo le loro famiglie in pericolo di vita.
Del ragazzino, però, neppure l'ombra. Attendemmo pazientemente fino al calare del sole, quando sentimmo finalmente un gruppo di uomini tornare urlando dietro ad un loro compagno: era lui.
Quando ci vide, felice, ci venne incontro, salvo poi arrestarsi incrociando lo sguardo di Emilijan. A nulla servì il suo tentativo di defilarsi, mi avvicinai con calma preparandomi a dargli una brutta notizia.
Cercai in me stessa le parole giuste per avvertirlo della morte del fratello, della necessità che tornasse nel suo regno... Ma il cavaliere decise per entrambi di usare modi più bruschi, in contrapposizione alla spensieratezza e all'egoismo del giovane: gli spiattellò lì, sul muso, tutto ciò che era accaduto, lasciandolo sconvolto e piangente.
Lo osservai con pena: nessuno dovrebbe soffrire come lui stava soffrendo... Mi ritrovai nuovamente infastidita dall'exploit di Emilijan. E non era poca cosa per chi, come me, era sempre allegra con tutti. Ma, sospirando, pensai che forse aveva avuto ragione lui... Che le cose non potevano sempre andare bene...
Ancora tristo e titubante, il giovane principe acconsentì a tornare con noi a casa.
I suoi compagni si scusarono per averlo, a volte, insultato o maltrattato... Lui sorrise a tutti, promettendogli un futuro migliore appena tornato a palazzo. La rabbia che aveva mostrato il giorno prima per esser stato trovato si tramutò in gratitudine nei nostri confronti. Provai un'innata simpatia, a quel punto, per lui.
Quando tornammo a castello, il re fu più che contento d'aver ritrovato il figlio scomparso. Li lasciammo così soli, per riuscire finalmente a parlare...


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