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Avventure fantasy di una mezzelfa inutile
..Dove eravamo rimasti?..

mercoledì, 25 ottobre 2006
Personale addio

Quando giungemmo alla Santa Sede, il sentimento comune a molti di noi era quello di fuggire... fuggire da quelle fredde mura che avrebbero, una volta per tutte, decretato la dipartita di un nostro caro amico. Non avendo visto alcun corpo, spesso rinchiudevo in un angolo del mio cuore l'idea che fosse morto. Come chi nasconde a sè stesso la verità, sapendo che fa troppo male per poter esser ascoltata da vicino. Reincontrammo lì Xartas, che però non capì del tutto il nostro dolore, avendolo conosciuto dopo di noi... Quando Elares, al morire di quel giorno, ci informò dell'orario del funerale, mi sentii scossa nel profondo... Partecipare a quella funzione sarebbe stato come ammettere che, effettivamente, Aran non poteva più tornare. Mai più. Non avremmo più visto Elares rimproverarlo per aver alzato il gomito, niente più risa e scherzi in sua compagnia, nemmeno lo scherno di William che lo definiva "due braccia tolte all'agricoltura"... Era ora di affrontare una realtà troppo cruda perchè potesse non far male. Ed io mi sentivo terribilmente fragile, sempre più, da quando avevo preso a tenere a qualcuno. Eppure i miei sentimenti eran come messi sottochiave, ormai intorpiditi dal troppo orrore, dal troppo sangue. Non dissi nulla, quindi, e mi limitai ad annuire confusa, pur volendo ad ogni costo evitare quel triste evento. Il viaggio di ritorno era stato snervante... un lungo percorso fatto di silenzi e mezze frasi, che occultavano molto poco il nostro stato d'animo. Ora, ad un passo dalla capitale, era mio desiderio rinchiudermi in un ambiente sano, privo di ferocia, come doveva essere Radigast nel periodo festoso che ora ospitava un torneo. Entrai nella stanza che mi fu offerta dimenticandomi di ringraziare ma stringendomi nel mantello... L'inverno era ormai entrato nel pieno delle sue forze e neppure le spesse pareti di pietra riuscivano a fermare il suo gelo. Il silenzio poi di quella struttura sacra sembrava ampliarlo tanto da far pensare che forse il proprio corpo stesso ad esser ormai privo di calore. Mi accostai alla finestra senza troppo interesse per il letto, sebbene la stanchezza fosse inequivocabile. Per un attimo, la mia mente elaborò addirittura un piano di fuga, subito accantonato in quanto scorretto per la mia amica, il quale dolore doveva esser neppur paragonabile al mio. In un attimo, come per incanto, vidi il viso di Antheos davanti alla finestra, come sempre intento nelle sue peripezie notturne fuori dalla mia stanca. Abbozzai un triste sorriso, aprendogli e sedendomi sul davanzale. Non gli chiesi perchè si trovasse lì, ma lo trovai tuttavia naturale. Forse i miei pensieri erano addirittura palpabili attraverso le mie espressioni, perchè mi sembrava che avesse già capito il mio stato d'animo... o forse semplicemente lo condivideva. Gli espressi in diversi minuti i miei terrori e la mia tristezza, senza chiedergli il permesso e senza paura di disturbarlo. La morsa di gelo che mi aveva attanagliato parve a poco a poco scomparire, lasciando spazio al calore delle lacrime che mi inondarono le gote. Sentii l'ampia mano di Antheos accarezzarmi piano il capo, in un gesto che per lui doveva essere inusuale ma che trasmetteva, con il suo modo di fare impacciato, un grande affetto. Libera ormai dalle catene di quei pensieri nascosti, mi addormentai di sasso dopo la sua dipartita, trovando ad aspettarmi una trista mattinata. Non entrai a seguire la celebrazione... Al di fuori del grosso portone della chiesa io, William ed Antheos attendevamo il termine della stessa nello spazio verde lì davanti, mentre i canti di commemorazione prendevano forma soave tra le labbra delle fanciulle più giovani, giungendo alle nostre orecchie. Chiusi gli occhi assaporando quella deliziosa melodia, immaginando che in quella situazione il nostro chierico si sarebbe alquanto annoiato. Sorrisi, a quel pensiero. Sorrisi mentre gli davo il mio personale addio.

Postato da: Ishy a 03:04 | link | commenti (7) |
diario di ish

sabato, 21 ottobre 2006
Terme

Accanto al tepore delle sue spalle, per me il viaggio fu più che comodo. Mi addormentai spesso, a volte mi beavo dello splendore della neve appena baciata dal sole, seppur il vento gelido rendesse meno piacevole la nostra "passeggiata". Antheos non si lamentò mai, parlò poco come suo solito, ma non fu sgarbato... Apprezzai particolarmente questo tentativo, non tediandolo più di tanto con la mia voce. La sera, non avendo incontrato nessuno, ci sedemmo nei pressi di un lago per rifocillarci, e trovammo ad attenderci una gradita sorpresa... L'acqua che scorreva lì accanto era bollente, probabile effetto di una qualche attività vulcanica, supposi... questo avrebbe definitivamente spiegato la presenza della vasca di lava nel castello. Vestita solo del mio corpetto, mi ci immersi tirando un respiro di sollievo... Quanto mi mancava un bagno! Avrei dato molto per poter godere di quel privilegio, dopo gli ultimi giorni d'inferno. Antheos, senza alcun pudore, mi seguì a ruota, indossando la biancheria e, sebbene mi vergognassi profondamente per il mio aspetto che considravo indecente, lui sembrò non farci caso. Scambiammo qualche parola nel completo silenzio che ci attorniava ed il mezzelfo uscì dalla fonte solo per tirar via dal fuoco la cena che altrimenti si sarebbe bruciata... Com'era cambiato dai primi istanti in cui l'avevo incontrato! Quando voleva lasciarmi su un'isola sperduta per rubarmi l'imbarcazione... o gettava la carne nel fuoco così, senza alcun accorgimento, solo per non strapparla a morsi cruda... Sorrisi spontaneamente osservandolo, ma mi accorsi ben presto che probabilmente l'avrei messo in imbarazzo, così scossi la testa e con un po' di reticenza abbandonai l'acqua per riposare finalmente sdraiata. Al mio risveglio notai che la caviglia, seppur ancor dolorante, era di molto sgonfiatasi. Il mio compagno, però, non sembrò farci caso e riprese a trasportarmi intuendo che ancora non ero nelle mie condizioni ottimali. Seguimmo il fiume che si dipanava dal lago per la sua lunghezza, cercando di non perder l'orientamento. Fu così che, nel pomeriggio del secondo giorno, incontrammo una faccia a noi nota: la chierica da poco conosciuta ci venne incontro, grata al suo dio di averle fatto incrociare qualcuno. Antheos non si scompose ed anzi la minacciò di lasciarla indietro se l'avesse rallentato. Mi scusai io con lei da parte sua, e fu allora che mi raccontò di come fu travolta dalla slavina anch'ella, ma di non aver incontrato nessuno... forse pure gli altri avevano avuto fortuna ed erano riusciti a salvarsi. Quando intravedemmo i primi tetti della città da cui ci eravamo difesi dagli zombie all'andata, il mio cuore sussultò: presto avremmo scoperto se il destino ci aveva difesi da un vampiro per farci morire a causa di un'abbondante nevicata. Tra le rovine bruciate, ci incamminammo più veloci nel punto in cui avevamo sistemato i cavalli, dove con nostro grande stupore incontrammo già tutti i nostri compagni di viaggio. Elares e Rhien mi vennero incontro, preoccupandosi dopo aver saputo della mia gamba, mentre William tirò un respiro di sollievo, pur non ammettendolo. Eravamo di nuovo un gruppo. Ma fu proprio in quel mentre che ci rendemmo conto che saremmo ritornati alla nostra vita di tutti i giorni, una volta tornati alla capitale, con un vuoto incolmabile...

Postato da: Ishy a 01:53 | link | commenti (7) |
diario di ish

lunedì, 09 ottobre 2006
Dispersi

Ci mettemmo un po' di tempo per riprenderci almeno parzialmente dalla stanchezza... Pur affrettandoci nelle cure, Ronan non aveva ormai l'alito della vita nel suo corpo e fu tutto inutile. Rhien, spaventato, ci attendeva ancora fuori dalla porta e fu contento di riabbracciarci perlomeno quasi tutti... Facemmo una rapida puntata alla fontana miracolosa che era costata la vita di Aran e, così sollazzatici, ritornammo all'accampamento con il viso bagnato dai fiocchi di neve che scendevano in rapida sequenza dal cielo, mentre poco per volta il maniero alle nostre spalle andava sgretolandosi. Era finita. Davvero finita. Senza alcuna forza residua, ci abbandonammo nei nostri giacigli, posticipando al giorno successivo tutto ciò che non era prioritario. caddi così preda di un sonno profondo, da quale poco spesso si viene svegliati con la forza... Eppure accadde. Sbarrai gli occhi all'improvviso, come dopo aver ricevuto un intenso colpo ai timpani. Sembrava ancora buio. Sfregandomi le braccia con le mani feci capolino dalla tenda, cercando di capire ciò che stava accadendo... Ma non ne ebbi il tempo. Sentii freddo, molto freddo, e nel giro di qualche secondo si fece tutto ancora più oscuro, e caddi vittima di quel torpore. Quando le mie palpebre riebbero la forza di riaprirsi, mi ritrovai semi nuda con la sola luce di un falò a tenermi compagnia... Cos'era accaduto? La mia testa era troppo pesante per poter pensare, così rimasi sdraiata ed immobile, avvertendo un forte dolore alla cavigilia. Nel giro di qualche minuto, si fece vivo Antheos... riconobbi la sua figura ormai familiare avvicinarsi ed abbassarsi verso di me nella grotta dov'ero riparata. Si accorse del mio risveglio e mi si sedette vicino, per poi spostarmi sulle sue gambe ed abbracciarmi per tenermi al caldo.
"Che cos'è successo?"chiesi infine dopo un po' di sforzo.
"... Ci ha travolti della neve"rispose sottovoce, con il suo solito tono.
"Una valanga... e gli altri?"domandai preoccupata, cercando il suo sguardo. Probabilmente il crollo del castello e l'abbondante nevicata avevano creato uno scompenso.
"Non ho trovato nessun'altro..."
Silenzio. Sapevo che per lui doveva esser una tortura avere qualcuno così vicino come lo ero io. Feci dunque del mio meglio per dargli una mano e, raggranellando qualche forza, riuscii col mio canto ad evocare un cane perchè cercasse al posto suo i nostri compagni. La bestia scattò scodinzolando all'esterno, tornando dopo una mezz'ora con uno zaino rotto... Sfortunatamente nessuno, però. L'unica nota positiva fu il ritrovamento di alcune cibarie all'interno del ritrovato bagaglio, con cui potemmo sfamarci almeno per quella sera.
Fu il giorno dopo che iniziarono i guai con il mio compagno... Decidemmo (o meglio decisi) di ritornare presso il piccolo villaggio che avevamo incontrato all'andata, ove avevamo lasciato i cavalli. Ma la mia caviglia era più che gonfia... Fu così che Antheos fu eletto seduta stante mia portantina, costretto a scarrozzarmi senza altra via d'uscita. La mattina sembrava limpida e ci ritrovammo in un paesaggio innevato, alla ricerca dei nostri amici...

Postato da: Ishy a 21:26 | link | commenti (5) |



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