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*loading* viandantiSono passati
Il tempo per disperarci lo avremo dopo: ora potrebbe toccarci la stessa sorte, se non una peggiore. La formazione è, di per sè, piuttosto scontata: coloro che utilizzano le armi si lanciano all'attacco, mentre io, circondata da alcuni chierici in preghiera, rimango indietro a trovare la giusta concentrazione per il canto. Ciò che vedo è davvero poco rassicurante: il nostro nemico sembra schivare con facilità i colpi di William ed Antheos, a parte rari casi... ed anche allora i danni non paiono esser ingenti. Chiudo gli occhi per riuscire a trovare il coraggio di schiudere le labbra senza preoccuparmi del resto... ci impiego qualche istante, ma fortunatamente ormai il canto è parte di me e la voce esce senza problemi limpida. Per andare sul sicuro utilizzo la stessa tattica del giorno prima e casto un incantesimo di cura, che finalmente inizia a dare i suoi frutti. I chierici mi pare alternino lo stesso a qualche incantesimo di protezione, Elares con sua somma soddisfazione riesce addirittura a creare una piccola area benedetta che limita i suoi poteri. Gioia fugace... dopo pochi minuti il vampito decide che è tempo di porgli fine. Dalle mani di Ronan scaturisce invece una luce che a poco a poco prende una forma definita... stringe la mazza argentata tra le sue dita e si getta all'attacco. Infastidito da tanta tenacia, Joseph scompare rapido in una nube ai nostri sguardi e solo un grido riporta l'attenzione su di lui... si trova alle spalle di Ariliv, intento a mordergli il collo e succhiare la sua linfa vitale. La battaglia infuria con maggiore violenza: William si scaglia con impeto contro di lui, per fargli mollare la presa: il chierico rimane esangue a terra, con gli occhi sbarrati. Immediatamente Elares corre in suo soccorso, per evitare il peggio. Ronan approfitta dell'attacco iniziato da William per portare a segno numerosi colpi che paiono avere finalmente un effetto maggiore sul nostro nemico... che non pare gradire...
"Ora basta..."sibila, mentre afferra il chierico per il collo. La scena ci fa raggelare il sangue nelle vene, tuttavia nessuno riesce ad intervenire: il corpo di Ronan viene sbattuto violentemente contro il soffito e poi fatto riprecipitare verso il basso, dove sfonda il pavimento... Il suo corpo, emaciato e sanguinante, pare non muoversi più. Tyldan, con un grido disperato, sguaina le armi andandogli addosso, sperando che la sua conoscienza dei non morti possa essergli d'aiuto... Ma nonostante le ferite inferte, pure lui viene sbalzato, seppur meno violentemente, contro la parete.
L'utilizzo dei troppi incantesimi inizia a farsi sentire anche in me: troppo a lungo ho utilizzato lo stesso incantesimo per indebolirlo, mentre i tagli sul suo corpo minuto per minuto sembrano magicamente ricucirsi... Non avevamo più speranza... forse non ne avevamo mai avuta... Tyldan, Ronan e Ariliv erano accasciati al suolo, senza più volontà... Io avevo terminato le mie ultime risorse magiche... William, Antheos e Kaesh erano feriti e ansavano in maniera incontrollata... Nonostante tutto, noi soli continuanno. Coloro che erano in piedi avevano il dovere di farlo... E usammo le nostre poche forze per un ultimo, decisivo attacco, che gli dèi ci concessero. Non so ancora se morì in quell'istante... ma cadde a terra. Non avemmo il tempo di accertarcene perchè Elares schizzò come un fulmine su di lui e ripetè con una lucidità impressionante un movimento all'altezza del suo torace più e più volte... Vidi che brandiva nella mano una lama, che scendeva in profondità nel cuore del nostro nemico, gonfio di sangue che sgorgava da esso...
Ma in quel momento, non era il rosso purpureo a colpire i miei occhi. Erano la rabbia e le lacrime della giovane chierica, che urlava la sua tristezza liberandoci da un incubo....
"Oh! Vi conoscete?" sorrise la creatura notturna apostrofandoci. La sua bellezza era indubbia, sebbene il pallore della pelle facesse risaltare ancor di più la chioma fluente e le iridi scure. "Chi sei tu..?"ebbe il coraggio di farsi avanti solo Tyldan, forse perchè tra noi aveva più esperienza di creature come questa. "Mi pare ovvio...sono il proprietario di questo castello, no? E voi ci avete interrotto... Stavamo ascoltando questa deliziosa sonata... e discorrendo davanti ad una tisana calda...ma, ahimè, dimenticavo che IO NON POSSO bere tisane..." L'organo ad un solo suo accenno prese a creare una melodia diversa, le cui note rimbalazavano fra le pareti rimbomando nella nostra testa. " Comunque non importa... ci stavamo divertendo lo stesso, non è vero, padre?" Si avvicinò con estrema grazia, tipica più ad un felino che ad un esser umano, all'anziano patriarca, sollevandolo con la facilità di chi prende una piuma fra le dita... Portandolo su, sempre più su assieme a lui, fino a raggiungere quasi il soffitto, ove intraprese un'improvvisata danza a due, ignorando gli sguardi doloranti del padre. "Lascialo stare! Che cosa gli hai fatto, dannato?" tuonò nuovamente il chierico, visibilmente preoccupato per la sorte del superiore. " ....Che cosa gli ho fatto?"-il sorriso scomparve lasciando spazio ad un'espressione scura e irritata "...avete sentito, padre? Mi chiede che cosa vi ho fatto! Perchè invece non mi chiede che cosa VOI avete fatto A ME! Eh, padre? Perchè?" In un attimo la sua presa venne meno, lasciando cadere con un sordo tonfo l'uomo sul tavolo di duro legno, poco prima di raggiungerlo delicatamente. "Perchè chiedete questo a me?! Chiedete piuttosto a LUI una spiegazione! In fondo è colpa sua! Non mia! Se lui non mi avesse rinchiuso qui per tutta la vita... Ora io..." La rabbia gli troncò le parole e tolse a noi la voglia di parlare, sebbene la sua osservazione iniziò a sembrare piuttosto curiosa. "...Che...che significa..? Patriarca?" Il viso di Tyldan iniziava a tradire una certa perplessità, sebbene fosse in pena. "...Perchè...perchè lo avete fatto...? In fondo, non era colpa mia se avevo quei poteri... non danneggiavano nessuno..!" Sentii una nota di tristezza in quelle parole e per un attimo ebbi pena di quel ragazzo, iniziando a sospettare nel profondo il motivo dello scoppio di tanto dolore. Ma quella parentesi placida ebbe presto fine, con un suo gesto fulmineò, che mi raggelò il sangue nelle vene... il suo sguardo... non aveva più neppure una parvenza d'umanità. Lui... stava stringendo con una mano il collo del padre... stringendo con così tanta forza da lasciare anche noi senza fiato. "Ma a lui non andava bene questo! Non si poteva dire in giro che il figlio del patriarca aveva quel potere che lui e l'intera Chiesa si ostinavano a soffocare! Non è vero, padre?" William, nonostante lo smarrimento che ci aveva ormai soggiogato, si fece avanti nell'estremo tentativo di liberare l'uomo, colui per cui avevamo fatto tutta quella strada, l'ultima nostra speranza per sigillare nuovamente Antares.... Ma venne sbalzato irrimediabilmente via, come una mosca ad una folata di vento. L'odio che si irradiava da Joseph, il nostro nemico, era quasi palpabile, e come tale ci imponeva una sorta di paralisi. "Meglio nascondermi in questo maledetto palazzo, non è vero? Bene, ora, grazie al trattamento di quei due, non ci sarà più motivo di nascondermi! Sono più potente..! Più forte! E devo controllare un'intero angolo della terra! Perchè ora faccio parte anch'io di loro! Finalmente, qualcuno che abbia davvero bisogno di me...! Non come te...padre!" Non ci fu il tempo di porre domande, di chiedere ragguagli... il corpo del patriarca venne scaraventato contro la vetrata e non potemmo fare altro che guardarlo precipitare verso il nulla...
Il rumore prodotto dalla porta che si apre appare un gemito a chi ha paura del suo destino... così è stato per noi in quel lungo, lunghissimo istante in cui ogni genere di aspirazione passava per la testa... La fuga forse, senza dubbio la salvezza... Io mi accontenterei di non aver mai messo piede qui dentro. Più di ogni altra cosa, più del desiderio di una famiglia mia, d'esser accettata da una madre che mi disprezza, del sentirmi diversa del resto del mondo... Tutto si dissolve d'innanzi al terrore della morte e l'angoscia per la dipartita dei propri compagni. Si rimane quasi stupiti quando al di là dell'uscio v'è solo un'altra stanza... Ma quante volte ho formulato lo stesso pensiero... e quante persone sono cadute nelle medesime...? Giacchè ormai è chiaro che l'orrore si annida anche negli angoli più comuni, non potrò più prendermi la libertà di provare paura. Tutti l'abbiamo. Tutti quelli che non ci sono più l'hanno avuta. Ed in questo caso può fare la differenza. Piano piano la visione mi pare migliore, o forse lo è sempre stata ma ho dovuto impormi sul mio cuore per calmarlo. La stanza, come le tante visitate, si presenta sfarzosa e lugubre allo stesso tempo... Gotica, sarebbe l'aggettivo appropriato. Forse anche per quel motivo che si sta diffondendo nell'aere, proveniente da un grosso organo i cui tasti paiono animati. D'innanzi ad un immenso finestrone, una figura si staglia nitida, avvolta in un mantello blu notte. "Tutto qui" mi chiedo quasi con le lacrime agli occhi "Tutto per una sola... esistenza? Tanto terrore... per un uomo che non supera in altezza neppure mio padre...". Sapevo che non era esatta la mia osservazione, sapevo che fidarsi delle apparenze non è saggio, ma quell'improvviso pensiero rese il nostro nemico ai miei occhi meno impenetrabile. Sentivo dentro me l'ansia scalciare per liberarsi dalle catene della ragione, mentre capivo che era il suo carisma a provocarmi quell'effetto... Ma Simovich.... Oh, lui era stata ben altra cosa. Di fronte a lui, il nostro padrone di casa era quasi raggiungibile. "Benvenuti a voi, prodi condottieri, lunga e irta di pericoli è stata la strada, numerose le perdite...ma spero comunque vi siate trovati a vostro agio!" La sua voce giunse senza indugi, senza ombre di timore, cristallina e cupa allo stesso tempo. La piccola pausa ci diede il tempo di ispezionare con lo sguardo lo spazio circostante. Un enorme tavolo di legno circondato da sedie era il mobilio più ingombrante, e a testa d'esso un uomo, all'apparenza apatico e distrutto. " ...Patriarca!" risuonò la voce di Thildan... era dunque vivo ancora... una flebile fiamma di speranza si accese nei nostri animi.


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