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*loading* viandantiSono passati
Passano le giornate nell'attesa del ritorno dei nostri compagni.... ciò che all'inizio mi entusiasmava, come il visitare il piccolo mercato o cercar di far spiccicare ad Antheos qualche parola, comincia a diventar pesante. Si può ben capire quindi con quale trepidanza ci svegliamo il mattino prestabilito per il ritorno dei nostri amici, sebbene il cielo plumbeo non prometta chissà quale felice novella... All'inizio si chiacchera, facendo colazione, piccole confidenze femminili con Elares a causa di quel piccolo malessere mensile prettamente femminile che negli ultimi giorni mi ha fatto compagnia. Poi i minuti trascorrono davanti al portone, cercando di scorgere qualcosa all'orizzonte. Nulla. Ora potrei descrivere con estrema minuzia i particolari di quell'orizzonte piovoso innanzi alla chiesa, come se lo avessi osservato per ora in un affresco. L'espressione di Elares, col passare del tempo, si fa sempre più ansiosa e, a dirla tutta, neppure io sono molto tranquilla... Quella poca luce che passa attraverso la coltre di nubi va a poco a poco dissolvendosi, fino al calar della notte. Dei nostri compagni, nessuna traccia. Non ho neppure una parola di conforto per la chierica se non un sorriso stentato. E' chiaro che qualcosa non è andato come doveva, quindi non voglio raccontarle bugie. Ma magari... uno stupido contrattempo, già. Domani arriveranno e ci rideremo su! La notte non è certo una buona alleata per quanto riguarda il sonno... chiaramente tarda ad arrivare quando si han altri pensieri per la testa. Così tendo l'orecchio... non si sa mai, il rumore degli zoccoli dei cavalli potrebbe giungermi, potrebbe indicarmi il loro ritorno! Ma il gocciolare dell'acqua lì fuori mi culla fino a quando, stravolta, non mi addormento. Il giorno seguente non presenta alcuna novità. Copia del giorno prima, il solo visibile cambiamento è l'angoscia, che cresce in maniera proporzionale al tempo. Elares ha gli occhi molto rossi, segno di pianto evidente. Sospiro mettendole una mano sulla spalla, mentre Magnolia ed Antheos mantengono il loro naturale self control... nel caso del mezzelfo penso si tratti più che altro di completa incoscienza dei fatti. Quando ci rechiamo la sera alle nostre stanze, l'umana mi sembra sull'orlo di una crisi di nervi... la osservo tristemente, cercando di comprendere il profondo legame che la deve unire al fratello... essendo figlia unica è per me materia nuova, ma comprendo pur il suo dolore e condivido la sua preoccupazione.
E poi, il mattino del terzo giorno, un grande trambusto attira la mia attenzione. Mi alzo, il più velocemente possibile mi lavo e cambio ed uscita nel corridoio la parola maggiormente udibile è "Arrivo".
Con un tuffo al cuore scendo le scale avviandomi verso la sala delel riunioni ma, curiosamente, mi ritrovo deviata verso la cosiddetta infermeria, dove la maggior parte dei chierici si sta indaffarando. Accostandomi alla porta cerco di respirare a fondo per calmare i battiti cardiaci, che si aggravano ulteriormente alla vista di ciò che mi si presenta: William è su uno dei lettini, completamentre devastato nell'aspetto, sporco e per ciò che posso capire stanco. Ma vivo. Elares accorre quasi subito, lo sguardo quasi "Folle", seppur attenda qualche minuto la fine delle prime cure al guerriero. Poi, l'inevitabile domanda.
"Cosa è succeso? Dov'è mio fratello?"
La voce a stento riesce a non interrompersi. Forse per paura della risposta, forse per la foga o ancora le emozioni che la contrastano.
"Siamo stati attaccati da degli orchetti... centinaia di orchetti... sulle montagne...."-la voce è roca e chiaramente molto molto provata-"Abbiamo cercato di scappare... ci siamo persi di vista... ho visto solo che... erano dietro di me... ed erano quasi completamente circondati.... poi mi sono nascosto. Il resto l'ho fatto a piedi. Mi spiace... non credo ce l'abbiano fatta".
Sento un tremito passarmi per le membra. Quante altre cose orribili ha con sè questo mondo che io non conosco? Elares scoppia in un pianto dirotto, accasciandosi a terra, altre due chieriche la conducono altrove. Più null'altro dice il guerriero, chiudendo gli occhi, godendosi finalmente l'asciutto ed il riposo che merita. Rhien è chiaramente disorientato, non conoscendo i nostri compagni, ma cercando di essere il più partecipe possibile. E' così, dopo qualche ora di panico, che le porte della chiesa si aprono di nuovo. Senza neppure aver speranza, le voci del corridoio mi smentiscono. Spalanco gli occhi e a piedi nudi scendo le scale fiondandomi nella stanza poco distante all'infermeria, svegliando una distrutta Elares.
"Elares! Elares! Sveglia! Tuo fratello è vivo, è tornato!"
Il primo mattino di una serie uguale. La calma, Elares che disturba il mio sonno con le sue manie della sveglia alle galline... saran solo le 11! Una colazione in compagnia dei miei compagni di viaggio (tranne Antheos, certo) e poi la convocazione dal gran sacerdote. In men che non si dica siamo nella stanza delle riunioni, infossati nel divano, lo sguardo sulla sfera acquea che abbiamo riportato lì davanti a noi, proprio sulla scrivania.
"Abbiamo avuto modo di studiarla. Come ha detto il bambino, sembra non esser completa, ma ci potrà esser comunque d'aiuto"si affretta a confermare l'anziano.
E Rhien si affretta invece a sottolineare"Sì, ma indica possibilità, eh! Non è detto che poi le cose vadano così!"
Sono perplessa... che senso ha creare un oggetto che mi indica"una possibilità"? Allora posso prevedere anche io! Ce la possibilità che domattina mi inciampo in un gradino e sbatto la testa! Ce la possibilità che divento regina di un regno degli elfi nel bosco!.... forse le sto pensando un po' grosse, ma poi tanto non si avverano e basta dire"Eh, si vede che ho fatto delle scelte che non mi han portato a questo futuro.... ".. mah!
"La mia chierica mi ha poi riportato ogni altro evento del vostro viaggio... e a questo proposito, la mia attenzione viene richiamata da un'altra cosa...".
Lo sguardo del sacerdote si sposta su di me... io? Che c'entro io?
"Vorrei poter esaminate il vostro strumento musicale. Le assicuro che non verrà danneggiato ed entro la fine della giornta glielo restituiremo."
Aaaaaarggggg! Giù le mani dal liuto di papi! La mia espressione deve avergli più o meno suggerito questo mio pensiero...
"Non lo distruggeremo... se vuole assistere..."
"No.... no... va bene..."Deglutisco, recupero il liuto sfilandolo dal panno che lo avvolge e glielo porgo delicatamente. Da allora sarà un susseguirsi di preoccupazioni per il solo dono a cui io abbia davvero tenuto per tutta la giornata, nonostante gli svaghi... Il giro per il mercato con Rhien, dove acquistodegli abiti e degli stivali ad Ant, che altrimenti girerebbe seminudo... la passeggiata sotto gli alberi adiacenti alla chiesa per portarglieli... Poi, finalmente, la cena e la successiva chiamata nella sala di incontro. Veloce vi arrivo e prendo posto, osservando il liuto che sembra intatto con un enorme respiro di sollievo. Il Gran sacerdote è lì, affiancato da un altro chierico.
"Abbiamo fatto delle scoperte interessanti... ho buona ragione di credere che questo strumento sia legato ad Antares. Spiegato il mistero del perchè siete riusciti a passare la barriera che lo teneva rinchiuso...."
"Guardi che si sbaglia! Quello l'ha comprato mio padre nella mia cittadina che di magico, mi creda, ha ben poco!"ribadisco. Penso proprio abbia preso un abbaglio....
"Forse è il caso che spieghi questa storia dall'inizio... Tempo fa, Antares non aveva le sembianze attuali, come ben sai, e seminava panico e distruzione. Fu quindi cercato un modo per impedirlgi di nuocere ancora, ma era troppo potenete per esser eliminato definitivamente. Così si riuscì, con una maledizione, a dividere in parti il suo potere, che venne rinchiuso in diversi strumenti musicali... Strumenti che, fino al momento della sua fuga pochi giorni or sono era sopito e che si è risvegliato con essa."
"State dicendo,... che il liuto è maledetto? No... vi dico di nuovo che vi state sbagliando!"ripeto io, iniziando non poco a preoccuparmi.
Con un suo semplice gesto, il chierico affianco a lui brandisce una mazza e la alza in aria, proprio sopra il mio liuto. Non faccio neppure in tempo a gridare, pietrificata dal terrore. Ma ciò che vedo mi stupisce ancor più. L'arma si frantuma su di esso mentre il chierico viene sbalzato all'indietro dall'onda d'urto creata dall'impatto.
"Visto? Non ha da temere... abbiamo fatto tutte le prove possibili... è impossibile da distruggere...Piuttosto, Antares cercherà di riunire gli oggetti per recuperare il potere allo stato puro!".
Osservo perplessa quel dono a me tanto caro, vedendolo sotto una nuova luce, forse con un po' di magone...
Padre... cosa mi hai regalato?....Ora la responsabilità di ciò che farà Antares... è mia....


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